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La Vicenza del Settecento: Ottavio Bertotti Scamozzi

  • Immagine del redattore: Palladian Routes
    Palladian Routes
  • 14 ott 2022
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 3 mar


La Vicenza del Settecento custodisce figure silenziose e decisive, capaci di trasformare la cultura architettonica in un vero strumento di interpretazione della città. Tra queste emerge Ottavio Bertotti Scamozzi, nato nel 1719 da una famiglia modesta: il padre esercitava il mestiere di barbiere, e il destino del giovane Ottavio sembrava orientato verso un’esistenza lontana da studi e committenze nobiliari.


La traiettoria cambiò grazie all’incontro con il marchese Capra, che riconobbe in quel ragazzo un’intelligenza vivace, attenta, permeabile al metodo e alla curiosità. Attraverso il suo sostegno, Ottavio poté frequentare con successo le scuole cittadine e avvicinarsi progressivamente all’architettura.


In quegli anni, Vicenza custodiva un particolare lascito testamentario dell’architetto Vincenzo Scamozzi: una sorta di "borsa di studio" destinata a un giovane cittadino povero ma meritevole, con un vincolo ben preciso.

Il beneficiario avrebbe dovuto assumere un secondo cognome, proprio Scamozzi, come atto di continuità ideale. Per merito degli studi e per il patrocinio del marchese Capra, Ottavio venne scelto per questo percorso e concluse la sua formazione architettonica, assumendo ufficialmente il doppio cognome Bertotti Scamozzi.




Il contributo economico non era elevato, e il giovane architetto accettò diversi incarichi all’interno dell’amministrazione civica.


Fra questi, ricoprì per tutta la vita il ruolo di custode del Teatro Olimpico, con il titolo ufficiale di Janitor del Teatro: una funzione che gli garantiva stabilità e un contatto quotidiano con la più alta invenzione scenico-architettonica della città.




Parallelamente progettò edifici che arricchirono il tessuto urbano: Palazzo Folco in Pusterla, San Faustino, Palazzo Muzzi in Piazza Matteotti, il prospetto dell’Eretenio, la Villa Capra a Sarcedo. La sua opera si estendeva con misura, intrecciando committenze locali e un crescente prestigio culturale.


Nella sua biografia emerge un unico soggiorno fuori città: un viaggio in Piemonte per un progetto a Casale Monferrato. Tutto il resto della vita si svolse a Vicenza, in un ambiente che sentiva come laboratorio continuo. La sua ricerca mirava a comprendere in profondità l’opera dell’architetto che considerava modello assoluto: Andrea Palladio. Nel 1761 pubblicò un’opera agile e molto diffusa, “Il forestiere istruito delle cose più rare in architettura e in pittura di Vicenza”, una guida colta e precisa che offriva al visitatore gli strumenti per leggere la città attraverso il suo patrimonio artistico.


Dal 1776 al 1783 dedicò tutte le sue energie all’impresa più vasta della sua vita: la realizzazione del trattato “Le fabbriche e i disegni di Andrea Palladio”, articolato in quattro volumi corredati da numerose tavole, misure rigorose e rilievi accuratissimi. Per la prima volta in modo sistematico, Bertotti Scamozzi mise in evidenza le differenze tra i disegni dei Quattro Libri e gli edifici effettivamente realizzati, interpretandone le ragioni tecniche, storiche e costruttive. Questo contributo rimane una delle pietre miliari della storiografia palladiana.


Nel 1786 accolse a Vicenza un ospite illustre: Johann Wolfgang Goethe, in viaggio attraverso l’Italia. La visita generò un’immediata sintonia intellettuale. Goethe descrisse Bertotti come “un artista dotato e appassionato, con il quale si sarebbe volentieri trattenuto un mese intero per un rapido corso d’architettura”. L’incontro testimoniava il prestigio europeo che lo studioso aveva acquisito grazie alla sua acribia e alla sua capacità di leggere Palladio con metodo e sensibilità.

Ottavio Bertotti Scamozzi morì nel 1790, lasciando una Vicenza più consapevole delle proprie radici architettoniche. La sua opera, costruita senza clamore e con devozione assoluta allo studio, rappresenta uno dei momenti più alti della cultura vicentina del Settecento: un ponte fra la tradizione palladiana e l’indagine moderna, una voce precisa in un secolo che cercava nuovi strumenti per comprendere il passato e trasformarlo in conoscenza. Liberamente adattato da un articolo dell'ing. Fabio Gasperini



Ottavio Bertotti Scamozzi è solo uno alcuni molti riflessi del patrimonio storico, culturale e artistico che vive e anima le nostre Terre Palladiane, dove abita Bellezza.

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Articolo aggiornato nel 2026

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