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Abbracci di pietra. Palladio, Bernini, Vanvitelli.

  • Immagine del redattore: Palladian Routes
    Palladian Routes
  • 14 ott 2022
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 7 ore fa


Le Barchesse di Villa Badoer a Fratta Polesine presentano una forma inconsueta: potremmo definirla una forma di abbraccio.

Aprendosi dal corpo di fabbrica, curvano infatti dolcemente accogliendo chi si approssima al complesso, proprio come aveva già pensato per il progetto grandioso di Villa Trissino a Meledo di Sarego.





Ci sono architetture che non si limitano a essere viste: si avvertono come respiri trattenuti nella pietra.

Non sono strutture: sono gesti.

Fra questi gesti, l’abbraccio è il più sottile e misterioso: una curva che accoglie, che orienta, che dispone l’animo più ancora dello spazio.

L’Italia ne custodisce tre particolarmente importanti, distanti un secolo l’uno dall’altro, eppure legati da una stessa melodia sotterranea: la volontà di trasformare la forma in sentimento architettonico.





Palladio: l’abbraccio che affiora dal paesaggio

(Villa Badoer, 1554–1556, commissione di Francesco Badoer)


A Villa Badoer, Andrea Palladio inventa un modo nuovo di far dialogare architettura e terra.

Le barchesse semicircolari, progettate tra il 1554 e il 1556, non sono semplici spazi di servizio: sono braccia di luce, una curva che si tende verso il visitatore come un gesto antico e familiare.

Il Polesine, con la sua acqua lenta e i suoi orizzonti morbidi, diventa parte dell’opera. Palladio non forza il paesaggio: lo ascolta.

La villa restituisce un’emozione composta, quasi pastorale, in cui l’ordine classico non domina ma eleva la vita rurale.

Entrare in quell’abbraccio è come attraversare una soglia che non separa, ma unisce: un patto tacito fra terra e proporzione.


Bernini: l’abbraccio che diventa cosmico

(Colonnato di Piazza San Pietro, 1656–1667, pontificato di Alessandro VII)


A Roma, nel grande progetto di Piazza San Pietro avviato nel 1656 sotto Papa Alessandro VII, Gian Lorenzo Bernini trasforma la curva in una visione teologica.

La doppia ellisse si apre come un respiro universale: una forma capace di raccogliere l’umanità intera sotto un ordine più grande.

Le colonne avanzano come onde disciplinate, una coreografia che fonde liturgia e teatro, dottrina e movimento.

In questo gesto, l’architettura non è più solo spazio costruito: diventa cosmologia, linguaggio simbolico, geografia spirituale.

È un abbraccio che vuole “tenere dentro il mondo”, non soltanto accoglierlo.




Vanvitelli: l’abbraccio che governa

(Esedra urbana della Reggia di Caserta, dal 1752, commissione di Carlo di Borbone)


Nel 1752, Luigi Vanvitelli riceve da Carlo di Borbone l’incarico di progettare la Reggia di Caserta: il nuovo centro del potere borbonico.

E il primo gesto del palazzo non nasce nel celebre parco retrostante, ma sulla città, nella grande esedra urbana affacciata sull’attuale Piazza Carlo III.È una curva ampia, solenne, che non invita: ordina.

Vanvitelli costruisce una geometria del potere, un abbraccio che istituisce direzione, ritmo, gerarchia.

Avvicinandosi al palazzo si percepisce una coreografia precisa: lo spazio guida, rallenta, dispone.

Non c’è dolcezza in questa curva: c’è autorità, una regalità che si manifesta senza alzare la voce.

È un abbraccio che non consola: governa.





Una sola melodia, tre strumenti


Palladio parla con la terra.

Bernini con il cielo.

Vanvitelli con la corte.


Tre abbracci, tre epoche, tre modi di trasformare lo spazio in relazione.

E chi attraversa questi luoghi entra in una musica silenziosa che vibra ancora: la memoria della pietra che accoglie.



Andrea Palladio
Andrea Palladio
Gianlorenzo Bernini
Gianlorenzo Bernini
Luigi Vanvitelli
Luigi Vanvitelli


L'abbraccio di pietra è solo uno dei molti riflessi del patrimonio storico, culturale e artistico che vive e anima le nostre Terre Palladiane, dove abita Bellezza.

Se vuoi entrarci davvero, qui sotto trovi il passaggio per continuare la tua esplorazione



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Articolo aggiornato nel 2026



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